Hai visto quel video su Instagram di una famiglia interculturale, una mamma europea e un papà africano, che cresce i propri figli e figlie tra più lingue e culture? Questa famiglia vive in Italia e, attraverso quel video, ha condiviso i tanti (commenti negativi) che riceve come genitori.
Hanno anche invitato a riflettere su temi complessi come il razzismo e la discriminazione.
Quel video mi ha fatto subito pensare al concetto di discriminazione linguistica.
La discriminazione linguistica si verifica quando una persona viene trattata in modo negativo o ingiusto a causa della lingua che parla, dell’accento o del modo in cui si esprime.

Cos’è la discriminazione linguistica?
La discriminazione linguistica può assumere diverse forme. In ambito lavorativo, può significare non assumere o non promuovere qualcuno per via della sua lingua.
In contesti sociali o scolastici, può manifestarsi attraverso insulti, stereotipi o addirittura nella limitazione all’accesso a servizi o opportunità per via della lingua parlata.
Le conseguenze di questa forma di discriminazione sono importanti. Può limitare le possibilità di studio, lavoro o partecipazione attiva nella società. A livello personale, può generare sentimenti di isolamento, marginalizzazione e una perdita di fiducia in sé e nella propria identità.
È chiaro che aumentare la consapevolezza su questo tema è fondamentale.
Una prospettiva sociolinguistica
Il termine “discriminazione linguistica” è stato coniato da Joshua A. Fishman, sociolinguista statunitense che ha studiato il ruolo della lingua nelle relazioni sociali e nella società.
Nel 1965 pubblicò il libro Who Speaks What Language to Whom and When?, dove introduce il concetto di prestigio linguistico e analizza come le lingue possano diventare strumenti di inclusione o esclusione.
Da allora, la discriminazione linguistica è stata oggetto di numerosi studi in ambiti come la sociolinguistica, la psicologia sociale e il diritto.

Bilinguismo di serie A e bilingui di serie B
Sapevi che esiste una distinzione tra bilinguismo di serie A e di serie B? È un tema delicato e complesso che approfondisco anche nel mio libro Watch Your Language, Mom! E in un mio articolo scritto in precedenza, lo trovi cliccando qui.
Questo fenomeno riguarda non solo il contesto italiano, o statunitense come descritto da Fishman, ma ha implicazioni globali.
Il bilinguismo di serie A riguarda lingue considerate prestigiose o economicamente vantaggiose, come inglese, francese o tedesco. È spesso celebrato e sostenuto, e i bambini e le bambine che parlano queste lingue vengono visti come “avvantaggiati”.
Un esempio? Un bambino che parla fluentemente inglese e francese viene ammirato per le sue abilità linguistiche “di alto livello”.
Il bilinguismo di serie B, invece, riguarda lingue considerate meno prestigiose o di basso status sociale: lingue minoritarie, indigene o parlate da comunità migranti.
Un bambino o una bambina che parla wolof e italiano, per esempio, può non ricevere lo stesso incoraggiamento di chi parla italiano e inglese.
Questa dicotomia è anche descritta nella linguistica come bilinguismo elitario (lingue del potere e del prestigio) e bilinguismo popolare (lingue delle comunità marginalizzate o minoritarie).
👉 Evidenzia quanto le percezioni sociali influenzino il modo in cui il bilinguismo viene accolto o ostacolato, in base al valore attribuito alla lingua in questione.
Discriminazione linguistica: l’ho vista con i miei occhi
Durante il mio viaggio di 14 mesi in 15 Paesi diversi, ho potuto osservare da vicino quanto la discriminazione linguistica sia diffusa.
La percezione di alcune lingue come “più prestigiose” ha un impatto diretto sull’istruzione, sull’accesso ai servizi e sul modo in cui i bambini e le bambine si percepiscono.
Gli atteggiamenti di adulti, genitori, insegnanti, educatori ed educatrici, nei confronti del multilinguismo e delle lingue parlate dai bambini e dalle bambine hanno un’influenza enorme sul loro sviluppo linguistico.
🎯 Abbiamo una responsabilità: quella di accompagnarli con sguardo consapevole e aperto, affinché ogni lingua sia una risorsa, non un ostacolo.
Immagina un mondo senza discriminazione linguistica!
Cosa significherebbe vivere in un mondo libero dalla discriminazione linguistica?
🌍 Sarebbe un mondo in cui tutte le lingue e i modi di parlare vengono rispettati e valorizzati, senza che nessuna lingua o dialetto (!) venga considerato superiore o inferiore.
💬 Un mondo dove ognuno può esprimersi nella propria lingua madre senza paura di essere giudicato o penalizzato, e dove l’accesso alle opportunità non dipende dalla lingua che si parla.
📚 Le lingue diventerebbero ponti, non barriere.
Ci sarebbe più apertura all’apprendimento linguistico, più curiosità, più empatia.
Un mondo così aiuterebbe a ridurre stereotipi, pregiudizi e discriminazioni legate alla lingua, e favorirebbe connessioni autentiche tra persone di culture diverse.
Se anche tu sogni un mondo così, sappi che possiamo iniziare da piccoli gesti quotidiani.
E tutto parte dalla consapevolezza.

Agisci anche tu!
Se queste riflessioni ti hanno colpito e vuoi capire meglio come il multilinguismo può arricchire la vita di bambini e bambine, e come puoi supportarli nel loro percorso, il mio libro Mamma, che lingua! Multilinguismo: istruzioni per l’uso è un ottimo punto di partenza.
📖 È ricco di storie, esempi reali e consigli pratici per genitori, educatori ed educatrici che vogliono costruire un mondo in cui ogni lingua abbia dignità e valore.
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Fonti
- Fishman, J. A. (1965). Who Speaks What Language to Whom and When? La Haya: Mouton.
- Skutnabb-Kangas, T. (2000). Linguistic Genocide in Education – Or Worldwide Diversity and Human Rights? Lawrence Erlbaum Associates.