Quando un bambino o una bambina arriva in un nuovo paese, la prima fase dell’inserimento scolastico può essere caratterizzata da una profonda quiete. Non si tratta solo di osservazione o timidezza, ma spesso di un vero e proprio periodo di silenzio: una fase naturale e necessaria nel processo di acquisizione di una nuova lingua.
In questo articolo voglio approfondire il significato di questo momento, offrire strumenti per spiegarlo a colleghe e colleghi insegnanti, e proporre strategie concrete su come aiutare i bambini e le bambine bilingui a sentirsi accolti e sostenuti.
“Non parla!”…quando il silenzio è una forma di apprendimento
Mi capita spesso di ricevere messaggi da insegnanti che mi scrivono preoccupate/i: “Sono passate ormai molte settimane, ma questa bambina non dice una parola”. È comprensibile provare incertezza, soprattutto quando si teme che il silenzio sia segnale di disagio, disinteresse o difficoltà più gravi.
Ma è fondamentale sapere che il silenzio è spesso una fase naturale dell’apprendimento linguistico, ben documentata nella letteratura scientifica. I bambini e le bambine che apprendono una nuova lingua attraversano tipicamente quattro fasi:
- Il periodo del silenzio
- La fase della ripetizione e della produzione minima
- La produzione di frasi semplici
- Lo sviluppo della competenza comunicativa più complessa
La prima fase può durare da alcune settimane a diversi mesi, a seconda del contesto, dell’età, della personalità e del supporto ricevuto.
Bambini stranieri e nuove lingue: uno shock emotivo oltre che linguistico
Pensiamo all’impatto che ha un cambio radicale nella vita di un bambino o una bambina straniera: nuova casa, nuova scuola, nuovi volti e suoni, nuove figure di riferimento, nuovi sguardi. A tutto questo si aggiunge la perdita temporanea della lingua madre come strumento di comunicazione nel contesto scolastico. Le nuove figure educative si rivolgono al bambino o alla bambina in una lingua ancora sconosciuta.
Durante il periodo di silenzio, i bambini e le bambine osservano, ascoltano, analizzano. Il loro cervello lavora intensamente per decodificare la nuova lingua. È un periodo in cui la comprensione passiva cresce rapidamente, anche se non è ancora accompagnata dalla produzione orale.
Questa fase ha molto in comune con il modo in cui apprendiamo da piccoli: anche i bambini monolingui, nei primi mesi di vita, ascoltano molto prima di produrre parole. Questo paragone può aiutare a comprendere meglio cosa accade a chi si trova immerso in un nuovo ambiente linguistico.

Non forzare: il rispetto dei tempi è un atto di inclusione
Uno degli errori più comuni è forzare la produzione linguistica: chiedere insistentemente di rispondere, leggere ad alta voce o intervenire verbalmente. Questi stimoli, se troppo pressanti, possono generare ansia o bloccare ulteriormente la comunicazione.
👉 Inclusione significa anche accettare il silenzio come una forma legittima di partecipazione.
Come educatori ed educatrici, è fondamentale offrire un ambiente dove i bambini e le bambine si sentano al sicuro nel loro processo, senza pressioni. Non significa rinunciare a proporre interazioni, ma piuttosto offrire occasioni di comunicazione diversificate, come:
- attività non verbali
- giochi cooperativi
- risposte con gesti, disegni o segnalini visivi
- routine ripetitive e prevedibili
Bambini bilingui e difficoltà linguistiche: il rischio di diagnosi affrettate
Un altro rischio è quello di confondere il periodo di silenzio con difficoltà linguistiche o cognitive. È importante che i team educativi siano informati sul funzionamento dell’acquisizione linguistica in contesti bilingui o plurilingui, per evitare diagnosi premature di disturbo del linguaggio o difficoltà di apprendimento.
Nel mio libro Mamma che lingua! affronto proprio questo punto: molti bambini e bambine bilingui, se valutati con strumenti non adatti, possono sembrare “in ritardo” rispetto ai coetanei monolingui. In realtà, stanno solo seguendo un percorso diverso, legato alla complessità delle lingue che stanno imparando e alla riorganizzazione del loro sistema linguistico.
Come aiutare i bambini bilingui durante il periodo di silenzio
Ecco alcune strategie efficaci per accompagnare i bambini e le bambine nel loro percorso linguistico:
1. Normalizzare il silenzio
Con molta delicatezza, parlatene in classe, spiegate che ogni persona impara con i propri tempi. Usate libri o storie che parlano di bambini che arrivano da lontano e imparano una nuova lingua.
2. Coltivare la lingua madre
Permettere l’uso della lingua madre a scuola (quando possibile), o valorizzarla attraverso libri, canzoni o attività sia a casa che a scuola, non ostacola l’apprendimento della nuova lingua – al contrario, lo favorisce.
3. Favorire la comprensione prima della produzione
Utilizzate immagini, routine, canzoni, gesti. Le routine offrono sicurezza, e la ripetizione aiuta i bambini e le bambine a sentirsi più sicuri nel comprendere il contesto.
4. Coinvolgere i pari come mediatori linguistici
I compagni e le compagne di classe possono essere un ponte prezioso. Create coppie solidali, promuovete attività di gruppo cooperative. Assicuratevi però che le interazioni siano equilibrate: l’obiettivo non è mettere in evidenza il bambino o la bambina appena arrivati, ma accoglierli con calore e farli sentire a proprio agio, come a casa.
5. Lavorare sulle emozioni
Il silenzio non è solo linguistico: è anche emotivo. La fiducia si costruisce giorno per giorno. Un sorriso, un gesto accogliente, una parola nella lingua madre (anche solo “ciao” o “grazie”) possono fare una grande differenza.
Quando il silenzio si spezza…
Il momento in cui il silenzio si trasforma in voce è spesso improvviso e sorprendente. Una parola detta sottovoce, una frase pronunciata durante il gioco, una risposta inaspettata. È il segno che la fiducia ha vinto sulla paura, e che quel bambino o quella bambina si sente pronto/a per entrare davvero in comunicazione.
E anche se la lingua non sarà subito perfetta, ogni tentativo merita di essere accolto, valorizzato, celebrato.
Per concludere
Il periodo del silenzio nei bambini e nelle bambine stranieri non è un problema da risolvere, ma un passaggio da accompagnare. Richiede ascolto, rispetto, sensibilità. Come adulti, dobbiamo imparare a leggere questo silenzio non come assenza, ma come preparazione.
E cosa scrivo nel mio libro Mamma che lingua!:
“Quando non parlano, non significa che non imparano. Significa che stanno assorbendo, osservando, elaborando. Stanno imparando a trovare la loro voce.”
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